“La mente non brilla grazie alla propria luce, se
non che è un oggetto illuminato dall’io. L’io è illimitato, è la coscienza pura
che illumina i contenuti della mente....l’egoismo, - la sensazione limitata
dell’io- sorge quando l’intelletto si attribuisce per sè il potere della
coscienza.”
(Pantajali)
Agli
inizi la Psciologia Occidentale, cercava e si sforzava per diventare una
scienza a tutti gli effetti. È così che, con una esperienza di laboratorio, è
nata la Psicologia Conduttivista.
Il centro del suo sguardo è centrato solo nel
comportamento osservabile e misurabile per poi escludere tutti quei
comportamenti non in grado di essere misurati.
Nonostante
ciò, il graduale e innegabile riconoscimento della sofferenza psicologica da
parte degli specialisti, ha permesso che il lavoro clinico cominciasse a
incorporare nuovi elementi che fino a quel momento non erano accettati.
Cosi è
nata la Psicanalisi la cui attenzione viene centrata principalmente negli aspetti soggettivi e inconsci del
soggetto.
Tanto
la Psicanalisi come il Conduttivismo hanno dato le fondamenta per la Psicologia
Clinica e la Psicologia Esperimentale dominanti durante la prima metà del
secolo XX.
Ma negli anno 60 emergono altre voci che segnalavano questi modelli
come limitati rispetto al ventaglio di possibiltà che può presentare l’esperienza
umana.
In questo senso, si averte che la “Vecchia” psicologia partiva dallo
studio della psicopatologia e lasciava da parte le caratteristiche della psiche
sana.
Oltre a quello, queste scuole si occupavano di generalizzare situazioni
di laboratorio per essere applicate alla complessa vita quotidiana.
Questo
approccio obbligava a fare una lettura riduzionista della natura dell’Essere
senza nessuna considerazione per i fattori spirituali costitutivi. In questo
modo veniva negata la esistenza di altre dimensioni di coscienza e così
diventavano patologiche esperienze transpersonali di fondamentale importanza.
Le
limitazioni imposte per le letture mecanicciste tradizionali psicologiche
furono quelle che finalmente hanno scatenato una crisi di sconformismo. Questo
movimento critico generò un livello di energia che aprì nuovi spazi per lo
sviluppo di un nuovo sguardo dell’Essere, più ampia e più rispettosa della sua
natura.
Come
risposta a questa situazione, è emerso un nuovo modello psicologico che
allargava gli orizzonti della Psicologia del momento e che sviluppava un
approccio più completo della psiche umana.
Abraham Maslow, uno dei membri
fondatori della Psicologia Umanistica e della Psicologia Transpersonale, dice
che “il sorgere di questo nuovo approccio ha come obiettivo l’allargare e
integrare la visione freudiana.”
Ma se
questa visione umanista allargava e rinnovava la concezione della psiche, verso
la fine degli anni 60 è stato necessario un nuovo cambiameto nel contesto concettuale,
e così è nata la Psciologia Transpersonale.
La Psicologia Umanistica è stato un
movimento di transizione verso una Psicologia “Transumana” o Transpersonale,
aggiunse.
La
Psicologia Umanistica centra i suoi studi nella esperienza umana per contribuire
al miglioramento della qualità della vita e il perfezionamento dell’essere
umano.
Quella lettura ha messo in rilievo la possibiltà di che ogni persona
sana abbia esperienze elevate , piene di senso, intense, beatifiche, dove può
spandere la sua sensazione di identità sentendosi in unione con l’Universo.
Così la psicologia Umanistica e quella Transpersonale, sorgono come nuova
coscienza che da risposte alle esperienze umane.
Annamaria Saracco
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