La
coscienza è la capacità di conoscere, di sapere, è il testimone di ogni cambiamento. È ciò che
fa che tutto esista. Non c’è oggetto nelle coordenate spazio temporale senza
una coscienza che lo percepisca.
Il koan zen chiede “qual è il suono di un
albero che cade nel bosco dove nessuno lo sente?” e noi possiamo rispondere che
se non c’è un essere cosciente che ascolta, non c’è suono.
È necessario che ce
ne sia una mente che decodifiche le vibrazioni esistenti come un albero cadendo
in un bosco e generando suoni, lo stesso che un organo auditivo che riceve
quelle vibrazioni che va a decodificare la mente.
Deve avere una coscienza
immanente nel bosco, nel orecchio e nella mente.
La nostra ignoranza – il
paradigma nel quale ci siamo formati- ci
dice che c’è un mondo là fuori indipendente da chi osserva. Ma non ostante ciò
quel mondo si manifesta soltanto quando viene osservato da un osservatore con
una coscienza.
Il mondo è fatto per una Coscienza e per essere sfruttato per
una Coscienza.
La
Coscienza è difficile da definire perché nessuna forma la può contenere nel suo
interno. I termini spirito e anima fanno riferimento a un soffio, all’aria,
particolarmente all’aria in movimento, il vento. Cioè denota un movimento che,
oltre a essere libero di ogni struttura materiale, è invisibile come l’aria, ma
potente come il vento.
Ma
nell’Essere Umano la Coscineza è sempre associata a una vibrazione, con la
quale si identifica e con la quale si confonde. Non c’è una Coscienza libera se
non legata a una vibrazione fisica, mentale o emozionale, come abbiamo visto
nel capitolo precedente, quando si faceva riferimento a come sono le persone
che si identificano con cada uno di quei livelli energetici.
Così,
la Coscienza Unica, manifestandose come un Essere Umano, crede di essere quel
essere umano nel quale è in immanenza, e crede di essere diverso dagli altri,
di cui crede di essere staccato.
Si è identificato con la materia della quale
si è associato e attraverso la quale a perso la nozione di essere chi è:
Coscienza Pura. Queste sono le regole del gioco. Adesso la Coscienza, nascosta
nelle forme, deve incotrare sè stessa.
Vediamo
allora che, manifestandose l’Essere in un Essere Umano, la prima cosa che succede
è la dimenticanza, la perdita della consapevoleza di ciò che si è. Questo noi
lo chiamiamo ignoranza fondamentale, la prima conseguenza della manifestazione
dell’uomo.
La
seconda conseguenza è la comparsa di un ego, l’idea di essere un corpo e una
mente, un “io” separato dagli altri e diverso da loro, autoreferenziale. A ciò
noi lo chiamiamo egoismo.
Adesso
questo essere umano comincia ad avere attrazioni e rifiuti – terza conseguenza-
ed a attacarsi alla vita, quarta conseguenza. Queste quattro conseguenze sono
le cause della sofferenza umana. L’individuo ha perso la consapevolezza di
essere essitenza cosciente ilimitata per essere piccoli, limitati e separati
del tutto.
L’evoluzione
di un essere umano implica il rendersi conto di chi si è veramente,
desidentificandosi a partire dai livelli più densi, fino ai livelli più
sottili. È rendersi consapevoli, è un risveglio.
Nei
primi stadi cioè quelli più densi, l’essere umano comincia a imparare partendo
dalla sofferenza. Agisce e, secondo le conseguenze, avrà felicità o sofferenza.
Prima si farà guidare per i suoi istinti, dopo per i suoi bisogni, fin ché, per
non soffrire andrà corregendo le sue azioni. Posteriormente, manmano che
l’essere umano continua ad evolversi, la sofferenza lascia il posto ad un altra
modalità evolutiva: la scelta delle azioni corrette.
Questo processo si
realizza in una sola vita e anche attraverso migliaia di vite. Il uomo è un
viandante che intraprende un lungo viaggio, quello che è cominciato nella
pietra, poi attraverso il mondo vegetale e l’animale e adesso ha ragiunto la
vita umana.
Lungo tante vite si imparano delle lezioni e si evolve attraverso lo
svilupo di talenti abilità superiori che possono essere ragiunti in una sola
vita. Lungo il percorso di tante vite l’essere umano ci si ritrova con se
stesso.
La
Coscienza manifesta anche dei poteri – la Creatività, il sostenimento e la
transformazione – che quando vengono riflesse nel nostro intelletto vengono
conosciuti come corpi ( shariras ) causali, budici e atmici rispettivamente.
Ricardo Leveratto

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