Tratto da :" Guarire le ferite più profonde"
La psicologia
transpersonale, o quarta forza, prese in esame gli equivoci più macroscopici
della psichiatria e della psicologia dominanti in merito alla spiritualità e
alla religione. Inoltre fornì una risposta agli importanti fenomeni che si
osservavano nella ricerca moderna sulla coscienza, e in diversi altri campi per
i quali il paradigma scientifico corrente non aveva spiegazioni adeguate.
Michael Harner,
un antropologo con ottime credenziali accademiche che si era sottoposto a una
potente iniziazione sciamanica durante le sue ricerche nella giungla
amazzonica, ha riassunto in modo stringente i punti deboli della psicologia
accademica nella prefazione del libro La
via dello sicamano (Harner 1980), suggerendo che la comprensione della
psiche nella civiltà industrializzata sia gravemente di parte in quanto
etnocentrica e cognicentrica (anche se il termine pragmacentrica sarebbe
probabilmente più adeguato).
Etnocentrica in
quanto è stata formulata e promossa da scienziati materialisti occidentali che
considerano la loro prospettiva come superiore a quella di qualunque altro
gruppo umano in qualunque momento storico. Secondo questi scienziati, la
materia viene prima di tutto, mentre la vita, la coscienza e l’intelligenza non
sarebbero altro che i loro accidentali effetti collaterali.
Qualunque forma
di spiritualità, per quanto raffinata, sarebbe cioè solo frutto di ignoranza
dei dati scientifici, superstizione, credulità infantile, autoinganno, e
pensiero magico primitivo.
Le esperienze
spirituali dirette, che coinvolgono l’inconscio collettivo, i simboli e i temi
archetipici non sarebbero altro che il prodotto di una mente malata. Benchè non
dispongano di adeguate spiegazioni mediche e di dati di laboratorio in grado di
convalidare questa posizione, gli psichiatri ufficiali moderni interpretano le
esperienze visionarie dei fondatori delle grandi religioni, dei santi e dei
profeti come manifestazioni di malattia mentale.
Nella loro
sprezzante presa di distanza dai rituali e dalla vita spirituale, non fanno
alcuna distinzione tra le credenze popolari primitive ( o le interpretazioni
letterali e fondamentaliste dei testi sacri) e le sofisticate tradizioni
mistiche o le grandi filosofie spirituali orientali, basate su secoli di
sistematica esplorazione introspettiva della psiche.
Nella letteratura
psichiatrica esiste un gran numero di articoli e di libri in cui si discute
quale sia la diagnosi clinica più appropriata per alcune delle più illustri
figure spirituali della storia.
Di sant’Antonio
si è detto che era schizofrenico, di san Giovanni della Croce che era affetto
da “depravazione ereditaria”. Santa Teresa d’Avila è stata liquidata come
affetta da grave isteria psicotica e le visioni mistiche di Maometto sono state
attribuite all’epilessia.
Molte altre
personalitá religiose e spirituali, come Buddha, Gesù Cristo, Ramakrishna e Sri
Ramana Maharshi sono state definite come affette da psicosi in virtù delle loro
esperienze visionarie e delle loro “fissazioni”. Analogamente, alcuni
antropologi di scuola classica hanno discusso la possibilità di diagnosticare
gli sciamani come schizofrenici, psicotici ambulanti, epilettici o isterici. Il
famoso psicoanalista Franz Alexander, considerato tra i padri della medicina
psicosomatica, ha scritto un saggio nel quale descrive anche la meditazione
buddhista in termini psicopatologici, definendola una “catatonia artificiale”.
Mentre la
psicologia e la psichiatria occidentali continuano a descrivere i rituali e la
vita spirituale delle culture antiche e indigene in termini patologici, i
perniciosi eccessi della civiltà industriale, una potenziale minaccia per la
vita del pianeta, sono stati talmente integrati nella nostra esistenza da attrarre solo raramente l’attenzione
specifica di clinici e ricercatori, e da non essere mai etichettati come
patologici.
Eppure ogni giorno siamo testimoni di manifestazioni di insaziabile avidità e di aggresività distruttiva: saccheggio di risorse non rinnovabili trasformate rapidamente in forme di inquinamento industriale, contaminazione dell’ambiente naturale indispensabile alla sopravvivenza con piogge radioattive, sostenze chimiche tossiche e massicce fuoriuscite di petrolio, abuso di scoperte scientifiche in campo fisico, chimico o biologico per lo sviluppo di armi di distruzioni di massa, invasione di nazioni con relativo massacro di civili e talvolta genocidio, progettazione di operazioni militari che, se messe in atto, porterebbero alla morte di milioni di persone.
Eppure ogni giorno siamo testimoni di manifestazioni di insaziabile avidità e di aggresività distruttiva: saccheggio di risorse non rinnovabili trasformate rapidamente in forme di inquinamento industriale, contaminazione dell’ambiente naturale indispensabile alla sopravvivenza con piogge radioattive, sostenze chimiche tossiche e massicce fuoriuscite di petrolio, abuso di scoperte scientifiche in campo fisico, chimico o biologico per lo sviluppo di armi di distruzioni di massa, invasione di nazioni con relativo massacro di civili e talvolta genocidio, progettazione di operazioni militari che, se messe in atto, porterebbero alla morte di milioni di persone.
I protagonisti e
gli ideatori di queste strategie di distruzione e di questo scenario
apocalittico non solo se ne vanno in giro a piede libero, ma sono ricchi e
famosi, detengono posizioni sociali di potere e ricevono onorificenze di ogni
tipo. Nel contempo, tanti individui che sperimentano stati mistici con un
potenziale vitale trasformativo, soggetti a episodi di morte e rinascita
psicospirituale o ancora a esperienze di vite precedenti, finiscono ricoverati in ospedale con diagnosi infamanti
e trattamenti farmacologici repressivi.
A questo si
riferiva Michael Harner quando parlava di pregiudizio etnocentrico nella
distinzione tra normalità e patologia.


